Flash n° 17 » In evidenza » Intervista ANTIPANIC
Noi crediamo che rimanga fondamentalmente tutto uguale a questo 2011. Non ci aspettiamo grandi cambiamenti perché il quadro generale è ancora troppo confuso, sia nel nostro paese che nel resto del mondo.
Come azienda punteremo su prodotti in qualche modo “piu ricchi” non tanto per i numeri, che comunque non ci sono in virtù del fatto che la torta è sempre piu piccola (meno impianti di fare, edilizia ferma), quanto per valore aggiunto.
La cosa importante e che fa la differenza è avere i prodotti in pronta consegna.
Il serramentista, l’installatore, il magazzino che fa rivendita, hanno la necessità di avere il prodotto subito. Si deve poter proporre ma anche consegnare in fretta. La nostra è una filiera dinamica. Riusciamo a controllare ogni aspetto e abbiamo fornitori amici e fidelizzati.
Attualmente sui sistemi antipanico si è industrializzato molto. Come dicevo prima, nella nostra filiera cerchiamo di avere tutti i terzisti in Italia.
Avere un prodotto esclusivamente made in Italy oggi è costoso, dal punto di vista produttivo, ma noi abbiamo fatto una scelta precisa, privilegiando gli artigiani e i costruttori di casa nostra. Per quella che è la nostra organizzazione, questo ci consente di essere più veloci. I numeri non sono cosi esagerati da pensare a un’ulteriore industrializzazione.
Come tutti ne abbiamo parlato, ma poi abbiamo preferito mantenere la “vecchia” strategia della filiera che è tipica della nostra regione (Emilia Romagna). Come azienda abbiamo amici terzisti disposti a lavorare anche il sabato e la domenica se sono previste consegne urgenti.
Noi cerchiamo di mantenere ricchezza produttiva in Italia, anziché esportarla. Se proprio c’è necessità, piuttosto chiediamo qualche sacrificio comune e condiviso ai terzisti. Ci teniamo a mantenere un rapporto territoriale e consolidato. Pensiamo che così si possono evitare cattive sorprese e mantenere un livello qualitativo di eccellenza.
Cerchiamo di ampliare sempre più la gamma per aumentare l’interesse. Prodotti più perforanti, quindi di più alto valore aggiunto. La nostra ambizione o presunzione è che non si possa fare a meno di noi (sorride…).
A livello commerciale continueremo ad essere presenti là dove il commerciante organizza open house, momenti di apertura con i clienti; come abbiamo fatto fino ad ora insomma
Qualche risultato c’è stato. Come Antipanic abbiamo la fortuna che i nostri prodotti possono essere sostituiti agli altri non più a norma, e questo un po’ ci ha aiutato.
C’è ancora molto da fare. In Italia queste disposizioni sono dure da recepire.
Queste attività di manutenzione vengono eseguite da chi si occupa di sicurezza. Il nostro cliente abituale (il serramentista) non lo fa. In tal senso è vero che in Italia c’è ancora molto da fare. Per quanto ci riguarda ci siamo più sensibilizzati sulla manutenzione dei dispositivi antipanico, fornendo all’interno della confezione i manuali di manutenzione e notizie sulle varie procedure.
Noi, personalmente, non siamo attivi in questo senso perché queste attività di comunicazione e formazione vengono sviluppate da altri organismi predisposti.
Per noi a livello logistico era più comodo Bologna (l’azienda ha la sua sede a Pianoro, alle porte di Bologna), ma il Saie ha perso il controllo della situazione e tutto si è spostato a Milano.
Noi alle fiere ci crediamo molto. Per la nostra azienda sono importanti, anche e soprattutto per l’apertura di nuovi rapporti con operatori dell’estero, altrimenti difficili da raggiungere.
Nell’immediato ha sicuramente dei costi, ma abbiamo valutato che durante l’anno questo investimento viene ammortizzato.
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