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intervista MadeExpo 2011 ALSISTEM

intervista MadeExpo 2011 ALSISTEM
ALSISTEM - Massimiliano Fadin, Architetto

   

 

1.Complice la crisi mondiale ed il settore edile non particolarmente vigoroso, il mercato si restringe. Per contro ogni produttore cerca di comunicare ed esaltare le performance dei suoi prodotti per guadagnare se possibile nuove quote di mercato.
Quali sono secondo Lei (in qualità di azienda) le prospettive per il nuovo anno?

Noi pensiamo che la prospettiva dell’ecosostenibilità possa essere il futuro per l’edilizia italiana, quindi anche per il gruppo Alsistem. Questo concetto permette di togliersi dall’aspetto legato solo all’econimicità dei prodotti proposti per contare più sulla qualità, ovviamente una qualità certificata. Un esempio concreto: molti ancora non sanno che è entrata in vigore (o deve ancora entrare…) un piano d’azione che riguarda la sostenibilità ambientale nel settore pubblico. Questa stabilisce due peculiarità: requisiti di base e requisiti premianti.
Un requisito premiante sarà l’aspetto della percentuale di materiale da riciclo certificato. Un aspetto predominante. Le nostre iniziative convergono in tal senso. Avere prodotti di qualità e certificati.


2. Innovazione, sicurezza, design, eco-compatibilità, gamma prodotti, durata, dimensioni contenute, performance di isolamento termico/acustico/di tenuta, finiture sofisticate. Tutti comunicano il massimo dei loro valori.
La domanda provocatoria è: perché un serramentista o un magazzino dovrebbe scegliere proprio i Vostri profili?
L’investimento principale e la grande novità che portiamo qui al MadeExpo 2011 è sostanzialmente il primo serramento Neo-ciclato, un serramento totalmente ecosostenibile che ha le caratteristiche di avere le scocche in alluminio con materiale riciclato, o in alluminio secondario, le barrette di poliammide in materiale rigenerato. Per affrontare questo tipo di discorso in maniera trasparente e professionale abbiamo dato il via all’iter di qualificazione da parte di un ente terzo: Bureau Veritas** con il quale siamo riusciti ad ottenere un certificato riconosciuto a livello internazionale, che identifica le percentuali di materiale da riciclo del prodotto “pre-consumer” e “post-consumer”.
La cosa davvero importante è che il processo ha coinvolto tutta la filiera produttiva, partendo da Alsistem come progettazione, andando presso i fornitori (estrusione e barrette di poliammide), per arrivare poi a una case-history specifica, che in questo caso è stata poi quella di presentare questo prodotto. Tutto questo lavoro ci permette di essere la prima azienda in Italia con un prodotto che può contribuire a ottenere i crediti sia per il protoccolo Leed che per il protocollo Itaca 2011.

** Bureau Veritas: leader a livello mondiale nella valutazione ed analisi dei rischi legati alla qualità, all’ambiente, alla salute, alla sicurezza e alla responsabilità sociale (QHSE-SA)

3. Riferendoci ad altri paesi europei come Francia e Germania, si parla spesso di investimenti in ricerca e sviluppo, in brevetti, in automazione dei processi produttivi, come alla soluzione a certi problemi di crescita, che nel nostro paese non esiste più da qualche anno.
Come si posiziona la Sua azienda al riguardo?
Avete fatto o avete in programma nuovi investimenti?

Il nostro percorso è iniziato e si sviluppa proprio dalla ricerca. Abbiamo iniziato a fare una ricerca legata ai fornitori e riteniamo che oggi “l’individualismo non è più sostenibile”. È importantissimo avere sempre maggiori collaborazioni in maniera integrata con tutti gli operatori della filiera. Quello della certificazione che citavo prima (Bureau Veritas) è il primo passo, ma poi dovremo affinare il percorso produttivo e portare i nostri fornitori in un’ottica di qualità e di miglioramento produttivo che anche per loro può essere solo virtuoso.
Il problema in Italia non è quello del brevetto o dei nuovi brevetti, ma quello di rispettare gli standard europei, farli rispettare e fare dei controlli.


4. Si dice che il settore del serramento in alluminio in Italia stia subendo una profonda evoluzione. Che nei prossimi anni spariranno molti piccoli costruttori/serramentisti e che la produzione di infissi diventerà prerogativa di grandi aziende organizzate ed in grado di produrre centinaia di infissi al giorno (un po’ come è successo per il legno e il PVC).
Questo potrebbe determinare un cambiamento produttivo?
Quali le prospettive e le strategie?

Molti gruppi hanno dato per morti i serramentisti medio-piccoli del serramento in alluminio. Noi di Alsistem, come gruppo, abbiamo invece ritenuto essenziale e importante fare una scelta strategica diversa, cercando di salvarne il più possibile.
Per questo scopo, oltre ad avere dei prodotti performanti e conformi alle normative, abbiamo dato vita a molti corsi di formazione e fatto informazione e cultura specifica.
In questi giorni presentiamo “il configuratore”, cioè una possibilità per il serramentista di effettuare un preventivo preliminare attraverso un sistema di protocollo IDAP.
Il concetto principale è che la vendita sta cambiando e i nostri clienti devono cambiare la loro prospettiva lavorativa. Non è più il cliente che entra nell’officina ma sei tu, serramentista, che devi andare a cercare il cliente. Come fare? Facendo investimenti, realizzando uno show-room (grande o piccolo che sia), facendo attività di comunicazione e marketing commerciale: con una brochure, un sito internet, ecc. Questo è il futuro per non morire…


5. Nei serramentisti è già in atto questo mutamento generazionale? La questione “età” potrebbe ostacolare questo processo?

C’è sicuramente una seleziona naturale. Quello che stiamo cercando di fare noi, come gruppo, è di modificare il DNA di questa naturale evoluzione per cercare di sviluppare spunti, strumenti e strategie a queste piccole-medie imprese in competizione. Personalmente ritengo non sia tanto legata alla competizione tra alluminio/PVC/legno, perché il mercato è abbastanza segmentato e ci può essere spazio per tutti.
Quello che devono fare i nostri amici serramentisti è cambiare modalità di approccio legata alla “velocità di risposta al mercato”. Un esempio concreto: la famosa sig.ra Maria non sceglie tra PVC o alluminio solo in base al prezzo, ma anche in base al fatto che se entra in un officina di alluminio un preventivo ce l’ha in un mese, se va in uno show-room di PVC ce l’ha in un’ora. Noi sostanzialmente cerchiamo di fare formazione e cultura all’impresa. E’ chiaro che il salto culturale più importante lo deve fare l’imprenditore.


6. Dopo il secondo no al nucleare, tutti pensano che in Italia la strada del risparmio energetico, specie per quanto riguarda il patrimonio edilizio esistente, sia una carta ancora tutta da giocare.
Recenti studi hanno indicato che il 55% avrebbe creato ricchezza e di conseguenza si chiede la prosecuzione fino al 2015.
Qual è il Suo pensiero e quella della Sua azienda?

Noi ci abbiamo creduto fin dall’inizio e ci siamo specializzati nel 55%. In questi anni abbiamo partecipato anche ai principali convegni a livello nazionale. Siamo stati i primi in Italia a studiare un termo-software per la trasmittanza termica e tutti i documenti accessori utili per il 55%. Per noi è stata una scelta strategica e vincente, abbiamo fatto un numero di pratiche altissimo. Il sentore è quello che il 55% verrà confermato, ma purtroppo verranno cambiati i parametri e questo contribuirà ad abbassarne il valore. Non dimentichiamo che il 70% del patrimonio edilizio italiano è “energivoro” (che divora energia). Non ha nessun parametro legato al risparmio energetico. Ma soprattutto il discorso, che ancora non è passato, è quello del monitoraggio dei consumi. Oggi viene fatta una certificazione che è una sorta di “fotografia”.
Il passo successivo è che, almeno nelle nuove costruzioni, una volta costruite si dovrà monitorare quello che sulla carta è stato progettato e descritto come conforme. Questo al momento nessuno lo fa. Il sistema Leed prevede che per 3 anni successivi alla costruzione quello che è stato dichiarato venga controllato. Oggi purtroppo la certificazione energetica, che sembrava essere la medicina a tutti i mali, si è trasformata (come solito all’italiana), in una carta da 50 € scaricabile on-line senza neanche un sopralluogo.


7. Bologna e Milano. Guerra aperta per una fiera tematica ed importante come quella dell’edilizia e dell’architettura. Una lotta fraticida, in pratica, che contrappone tradizione a infrastrutture, organizzazione e investimenti. Uno smembramento che tutela solo interessi personali e territoriali a discapito dell’interesse comune…
Ci piacerebbe conoscere il Suo parere al riguardo…

Una pazzia tutta italiana. Le due fiere avrebbero potuto coesistere nell’arco dell’anno con delle distizioni settoriali. Un’impresa non può assolutamente permettersi di fare due stand in due città diverse. Anche l’utente finale, progettista o impresa che sia, difficilmente riesce a co-partecipare a entrambe le fiere. Nessuna organizzazione vincerà. Entrambe perderanno, indipendentemente dai numeri. E’ un danno per tutti…


8. Fiera = impegno = tempo = costi, che per questi tempi sono sempre troppi.
Qual è il senso della partecipazione oggi? Perché cioè si partecipa ad una fiera come questa…

La strategia principale è che si partecipa a una fiera se si ha qualcosa da dire di innovativo. E’ un aspetto importante legato al quadro delle relazioni in generale, anche non strettamente commerciali. Noi quest’ anno presentiamo NeoPlanet 62. Siamo quindi qui per questa novità legata strattamente all’aspetto fieristico. Domani sono relatore/moderatore del convegno più importante del MadeExpo.
Si prevedono oltre 2.000 progettisti accreditati, quindi chiaramente il mio obiettivo sarà di portare quelle persone a vedere il prodotto all’interno dello stand. E’ ovvio che i costi di realizzazione, lo stand, la gestione delle 4-5 giornate, il personale, le trasferte, etc… oggi pesano. Quindi è bene essere presenti nel modo più performante possibile. Diversamente non avrebbe senso.

 
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