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Flash n° 11 » Termografia, la prova del nove.

Termografia, la prova del nove.

Termografia

Termografia, la prova del nove.

Estratto da Tecnogramma n° 17 – Maico

Vi è un unico modo per verificare se un serramento sia stato posato correttamente, garantendo cioè l’isolamento termico promesso: è l’analisi termografica. Questo sistema consente di rilevare la presenza di eventuali ponti termici o infiltrazioni localizzate di aria in corrispondenza di porte e finestre di un edificio.
La crescente importanza dell’isolamento termico, considerando anche i valori limite di trasmittanza dell’involucro edilizio fissati dalla normativa sulla certificazione energetica, vede nella termografia uno strumento utilissimo a sostegno dei professionisti e del cliente finale. L’architetto Guido Roche, operatore termografico certificato di Architecno S.r.l., ci ha spiegato molto bene le applicazioni ed il funzionamento di un’analisi termografica e il suo impiego anche nel settore dei serramenti.

Che cos’è la termografia? In che settori e a che scopi viene utilizzata?

“La termografia è una tecnica diagnostica in grado di leggere la temperatura superficiale di un oggetto: grazie alla termocamera si ottengono delle immagini in “falsi colori”, che rappresentano la distribuzione della temperatura sulla superficie. Ciò consente di individuare le porzioni con anomalie termiche (dovute essenzialmente ad infiltrazioni di aria, ma anche di acqua).
Le applicazioni termografiche sono infinite. La prima applicazione riguarda l’ambito del restauro edile: l’analisi termografica consente di vedere, ad esempio, la tessitura muraria sotto un affresco. La termografia viene utilizzata anche in campo industriale per controllare
il processo edilizio, analizzare contatti elettrici non adeguatamente efficienti, anomalie termiche in catena di montaggio.
Ultimamente si sono moltiplicate le applicazioni nel campo della certificazione energetica. L’analisi termografica viene impiegata in questo caso per scoprire le eventuali dispersioni energetiche dell’involucro edilizio, individuando ad esempio ponti termici e anomalie di facciata, dovute ad un cappotto posizionato male, piuttosto che ad infiltrazioni d’acqua, a risalita capillare, ad eventuali condensazioni superficiali”.

Come funziona una termocamera?

“La termocamera è un apparecchio che assomiglia ad una cinepresa. Essa consente, tramite un sensore in grado di leggere la banda spettrale dell’infrarosso, di rilevare l’energia termica emessa dall’oggetto ripreso. Negli apparecchi più sofisticati il sensore riesce a percepire differenze termiche dell’ordine di un centesimo di grado. Per utilizzare una termocamera bisogna essere abilitati come operatore termografico secondo la norma UNI EN 473. Mentre l’operatore di primo livello è un mero esecutore (riesce ad effettuare l’indagine termografica), l’operatore di secondo livello è in grado di progettare l’indagine termografica (modalità, tempi, strumenti), ma soprattutto è abilitato per redigere un report termografico, firmando una relazione tecnica”.

Quali sono le peculiarità di un’analisi termografica? Come funziona?

“Analizzare un’immagine termica sembra facile, in realtà interpretare esattamente l’immagine individuando le anomalie termiche in corso è piuttosto difficile. Se per esempio andiamo ad analizzare un ponte termico in facciata, è necessario che la parete non sia irraggiata, che vi sia un ottimo delta termico (differenza di temperatura) tra interno ed esterno (almeno 15 gradi) che consente di avere la sicurezza che l’anomalia termica visibile in facciata corrisponda realmente ad un ponte termico. È inoltre fondamentale effettuare un’attenta progettazione dell’immagine”.

 

casa chiesa termografia

Chi richiede un’analisi termografica?

“Vi sono due tipologie di utenza: quella privata e quella pubblica. Nel settore pubblico ad esempio un Comune può richiedere un’analisi termografica per ottenere un monitoraggio del patrimonio edilizio comunale in termini di consumi energetici. Spesso è una Sovrintendenza che richiede l’analisi termografica, per avere una mappatura preventiva a qualsiasi lavoro di restauro. Tra i privati vi sono ad esempio l’amministratore di condominio, che ha necessità di effettuare un intervento di riqualificazione esterna, ad esempio un cappotto, piuttosto che un’impresa di costruzioni che deve preparare un preventivo per il rifacimento di un intonaco di facciata e deve capire quante e quali sono le porzioni distaccate dell’intonaco esterno. Ma ultimamente crescono le richieste anche da parte di singoli privati, la “signora Maria” per intenderci, che vogliono riqualificare dal punto di vista energetico il proprio appartamento e desiderano capire che possibili anomalie vi sono. Le richieste dei privati sono legate anche al crescente numero di contenziosi: la signora Maria acquista un immobile; dopo un po’ si rende conto che dal punto di vista energetico ha un consumo eccessivo rispetto alle indicazioni fornite dal costruttore, oppure ha delle anomalie interne (condensazioni, muffe, acqua etc…). Allora decide di verificarne l’origine: molto spesso si tratta di un’errata posa dei serramenti. Viene così chiamato in causa il costruttore e con esso il serramentista”.

Secondo la Sua esperienza, quanto conta la posa del serramento per l’isolamento termico di un edificio?

“Si può acquistare un ottimo serramento, un’ottima muratura, ma se l’interfaccia non è curata, ovvero la posa non è effettuata a regola d’arte, i problemi sono purtroppo infiniti. Molto spesso si dà la colpa al serramento, ma si sottovaluta la posa in opera. Il nodo critico è proprio l’interfaccia infisso-muratura”.

L’analisi termografica è valida legalmente come “prova” di un’errata posa dei serramenti?

“Certamente. Una perizia termografica firmata da un operatore termografico di secondo livello è
un dato numerico assolutamente valido ai fini legali. Le faccio un esempio. Un caso in cui è stata appaltata la posa degli infissi esterni ad un’impresa che ha posato senza murare nemmeno il falsotelaio: sono stati infilati i due tasselli per tenere ferma la struttura, è stata messa un po’ di schiuma e alla fine è stato dato un giro di silicone al coprifilo interno. A finestre chiuse, alla signora Maria volavano i fogli dal tavolo.

 

In questo caso il serramentista, vista l’indagine termica, ha preferito rinunciare alla causa e ha posato di nuovo tutti gli infissi, in questo modo ha risparmiato almeno le spese legali. Pensando a questo esempio c’è da fare una considerazione: subappaltare la posa ad un prezzo fisso ad infisso, significa risparmiare sui costi. Ma con che risultati? Se per posare bene un infisso ci vuole almeno un’ora, è comprensibile che 15 euro all’ora (quanto chiedono alcuni posatori) è davvero troppo poco. Per non rimetterci i posatori lavorano molto velocemente, schiumando “all’incirca”, e a volte risparmiando anche sulla schiuma.Oggi i reclami sono abbastanza frequenti. Si sta diffondendo sempre di più la cultura che è possibile fare causa al costruttore. I controlli cominceranno a crescere in maniera esponenziale. Eppure l’indagine termografica potrebbe essere uno strumento a sostegno del lavoro dei serramentisti. Porto un esempio che mi sembra significativo: un’azienda che realizza coperture chiavi in mano include nel pacchetto fornito una verifica termografica ed un blower door test finali per controllare la tenuta all’aria di tutto l’involucro. Dopodiché viene rilasciata una garanzia decennale a tutela del consumatore/ cliente. Questa potrebbe essere un’ottima norma anche per i serramentisti”.
 

 

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