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Flash n° 11 » La marcatura CE di finestre e porte esterne pedonali

La marcatura CE di finestre e porte esterne pedonali

Omino marcatura CE

 La marcatura CE di finestre e porte esterne pedonali

 

cosa succede se c’è il maniglione antipanico?

 

dal 01 Febbraio 2010 è entrata in vigore la norma UNI EN 14351-1 che obbliga i costruttori di finestre e porte esterne pedonali (senza caratteristiche di resistenze al fuoco o tenuta al fumo) a marcare CE i propri prodotti, ma cosa succede se sulla porta esterna è montato il maniglione antipanico? quali sono gli obblighi e le insidie per il seramentista? 

La marcatura CE.

Come noto, la marcatura CE dei prodotti da costruzione è l’applicazione della direttiva europea 89/106. La norma 14351-1 è una delle tante che da poco tempo ha concluso il suo periodo di coesistenza ed obbliga i costruttori di porte esterne e finestre ad apporre il marchio CE sui loro prodotti. Il marchio CE è un prerequisito per l’immissione del prodotto sul mercato europeo, e di certo costituisce un’ulteriore garanzia per i consumatori, ma a ben guardare tutela anche (forse ancora di più) i produttori.

Infatti la norma di prodotto riporta tutti i controlli da effettuare e chi si deve incaricare di farlo. Richiede inoltre la tracciabilità dei prodotti, e dunque rende certo e trasparente tutto il processo produttivo che porta alla realizzazione del prodotto stesso.

La norma dice chiaramente cosa fare e come farlo:

ad esempio per le finestre e le porte esterne pedonali dice che il serramentista deve predisporre, sotto la propria responsabilità, un Piano di Controllo della Produzione (FPC), ed effettuare (o procurarsi) Prove Iniziali di Tipo (ITT) presso un Organismo Notificato riconosciuto a livello europeo.
 
Questa necessità emerge da uno studio effettuato dal normatore sulla pericolosità del prodotto: in pratica maggiore è la criticità del prodotto più stretti sono i paletti e maggiori i controlli e gli oneri a carico del produttore.
È ad esempio il caso delle chiusure oscuranti, giudicate meno critiche e per le quali gli obblighi sono esattamente gli stessi ma viene meno la necessità di ricorrere per le ITT ad un organismo notificato.
Questa criticità è espressa sinteticamente dal cosiddetto SAC, Sistema di Attestazione della Conformità, espresso con un numero che va da 1 a 4. I prodotti più critici hanno SAC basso, il prodotto meno critico ricade invece in SAC 4.
Nella tabella 1 vengono riportati tutti i SAC e alcuni esempi di prodotti.
 
Dunque mettendosi in regola il serramentista si rende virtualmente inattaccabile perché apre le porte del suo stabilimento e si sottopone alla verifica ed al controllo di tutto il suo lavoro.
Ma le porte e le finestre sono tutte uguali? Chiaramente NO:
è il caso delle porte lungo le vie di fuga, per le quali le attenzioni e la criticità sono sicuramente maggiori e di conseguenza il SAC diventa molto più basso. Come si vede dalla tabella, il SAC delle porte lungo le vie di fuga passa da 3 ad 1. Questo implica una serie di attenzioni maggiori (giustificate dalla criticità del prodotto) ed in particolare aumenta di molto l’intervento dell’Organismo Notificato.
 
tabelle certificazioni ce

Le porte lungo le vie di fuga

Dunque la porta lungo la via di fuga è un prodotto particolare, ma prima di affrontare la questione operativa di come la norma prevede che il prodotto sia marcato CE, diamo la definizione di porta lungo le vie di fuga.
Una normale porta alla quale viene montato un Maniglione Antipanico NON è una porta lungo le vie di fuga. Una porta esterna pedonale diventa porta lungo le vie di fuga quando viene identificata come tale in un piano di evacuazione nell’ambito di un certificato di prevenzione incendi.
Dunque una semplice porta con maniglione antipanico non è una porta lungo le vie di fuga. È il caso ad esempio delle porte con maniglione poste in locali dove si svolgono attività non soggette al controllo dei vigili del fuoco.
Come fare a riconoscere una porta lungo le vie di fuga da una semplice porta con maniglione antipanico?
È molto semplice, basta chiederlo al committente, il quale al limite dovrà a sua volta interrogarsi sull’argomento ed eventualmente interrogare i suoi tecnici in merito. Ancora una volta è fondamentale il concetto di capitolato. Resta comunque il fatto che se il prodotto viene realizzato senza prescrizioni e viene contestato successivamente, il produttore ne può comunque rispondere in quanto è lui lo specialista del suo prodotto e deve informare correttamente il suo cliente sulle specificità e le criticità (istruzioni di uso e manutenzione).
 
Una volta chiarito che si tratta effettivamente di porta lungo le vie di fuga, il serramentista si deve fare una semplice domanda la cui risposta non è sempre facile: sono in grado di produrre l’oggetto che mi viene chiesto?
Facendo un’analogia è come per le porte tagliafuoco: tutti i serramentisti oggi sanno che produrre una porta tagliafuoco non è facile e dunque chi non è già produttore oggi preferisce commercializzarle. Quello che non tutti sanno è che produrre una porta lungo le vie di fuga non è altrettanto facile che produrre una normale porta con maniglione, visto che questo prodotto ha delle criticità. Basta solo un esempio: la forza per l’azionamento della porta non deve superare
gli 80 N, visto che in condizioni di emergenza l’azionamento della porta deve poter avvenire anche ad opera di un bambino. Per non parlare delle dimensioni delle soglie e della dimensione della luce libera. Inoltre tutti questi accorgimenti portano ad una caduta delle prestazioni aria acqua e vento, e dunque il prodotto non è esattamente lo stesso della semplice porta con maniglione antipanico. È chiaro che il prodotto richiede una sicurezza all’utilizzo che rende prevalente questo aspetto rispetto alle prestazioni classiche come la tenuta all’aria.
 
Da una piccola casistica che abbiamo potuto osservare personalmente, abbiamo inoltre notato che molte porte a 2 ante con maniglione presentano la problematica che se aperte dal lato sinistro non si aprono per il fatto che i profili scatolari toccano sul lato interno e dunque vanno aperte “un’anta alla volta” (tipicamente prima destra poi sinistra), e questo non è accettabile su una porta lungo le vie di fuga. Dunque?
Ancora una volta la marcatura CE non aggiunge contenuti o metodiche particolari al prodotto ma, richiedendo certificazioni, porta alla luce alcuni aspetti critici e quindi ci mette di fronte ad un aspetto fondamentale: la maggior parte delle porte montate in edifici
oggi non sono “a norma”.

uomo con trapanoCome si marca CE una porta lungo le vie di fuga?

Dopo i ragionamenti fatti e in funzione delle garanzie per il serramentista e per il consumatore è chiaro che una porta lungo le vie di fuga NON può essere marcata CE in SAC 3.
Il motivo è presto detto: in caso di incidente una porta senza le dovute certificazioni NON tutela il proprietario da contestazioni e problemi che possono avvenire nella malaugurata ipotesi di evacuazione di emergenza.
Inoltre, visto che la procedura di marcatura in SAC 1 è prevista espressamente e senza possibilità di diversa interpretazione della norma 14351-1, qualsiasi diversa soluzione espone il serramentista al rischio di contestazioni, senza possibilità di appello!
 
Dunque avanti con la metodica indicata, che è l’unica sicura! SAC 1 per le porte lungo le vie di fuga, il che implica:
• integrazione delle prove ITT con ulteriori test;
• sottoporre il proprio FPC a validazione di un Organismo Notificato riconosciuto dalla comunità europea;
il tutto con un costo e un impegno da parte del serramentista, che di certo non possiamo definire proibitivo!
Con questi pochi e semplici passaggi il serramentista si TRASFORMA in un produttore di porte esterne lungo le vie di fuga, e si crea un mercato e delle certezze.
 
Chiudiamo con una domanda aperta: in questo caso la marcatura CE crea più scompensi e disagi o più certezze e opportunità?
Ogni volta che una norma punta il dito verso problemi reali e crea chiarezza di metodiche e di regole il mercato, i produttori ed i consumatori ne possono solo beneficiare, e a tutti i livelli! Senza voler gridare al complotto allora ci si chiede perché tanta diffidenza e tanta paura? Alcuni produttori hanno già deciso di mettersi in regola, questi soggetti che hanno capito le potenzialità di mercato non si fermeranno di certo di fronte a scetticismi o reticenze, anche perché una volta tanto gli investimenti non fanno paura, paragonabili al costo di una bella settimana bianca a cui difficilmente vorremmo rinunciare.


 

 

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